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 Art and Culture

Il Polesine è una terra ricca di bellezze artistiche, situate anche nei piccoli centri, frutto di un’antica civiltà e cultura che vale la pena illustrare e far conoscere anche al di fuori dei confini regionali e provinciali.
La sezione dedicata all’arte polesana è suddivisa in sei settori: castelli e torri, chiese e abbazie, musei e pinacoteche, palazzi e logge, piazze e monumenti, teatri, ville.
In ogni area sono descritti i caratteri peculiari e significativi delle singole opere artistiche. Numerosissimi sono gli edifici storici, le chiese e le opere d’arte, l’intento è di arrivare ad un elenco completo ed esaustivo.
I paesi polesani sono ricchi di testimonianze che rivelano una particolare sensibilità nei confronti dell’arte, una loro tipica complessità ed uno strato di valori.

Le primigenie espressioni artistiche di questa terra sono ceramiche e strumenti in pietra che risalgono al 2000-3000 a.c.. Le costruzioni palafitticole costituivano invece i villaggi.
Una delle principali attività domestiche era appunto la produzione di ceramica, come testimonia il sito di Canar, dove sono state trovate brocche e scodelle con un caratteristico orlo a tesa che richiama culture austriache ed ungheresi dell’età del bronzo.
I numerosi materiali ceramici ritrovati coprono un arco temporale che va dal bronzo medio al bronzo recente, notevole una spada di bronzo rinvenuta a Sarzano. L’aridità del clima di quel periodo non favorì il verificarsi di esondazioni dei fiumi e il territorio rimase per un lungo periodo idraulicamente stabile.
Nel passaggio dall’età del bronzo all’età del ferro (1100-800 a.c.) gli insediamenti erano stanziati lungo il Po di Adria o Filistina; il nucleo abitativo più interessante era Frattesina di Fratta Polesine. Attorno alle capanne si produceva ceramica e si tesseva. Le altre attività artigianali di spicco erano la lavorazione del vetro, del bronzo e del corno di cervo. Con gli scarti del vetro si ottenevano perle di pasta vitrea colorate e striate che venivano utilizzate per intrecciare collane e comporre monili. Moltissimi gli oggetti in bronzo prodotti: spille, anelli, pendagli e armi. Particolare era la lavorazione delle corna di cervo, raccolte dopo che l’animale le aveva perdute, che venivano utilizzate per produrre bottoni, pettini ed altri oggetti di uso comune. L’alto grado di specializzazione permetteva l’esportazione dei lavorati che venivano scambiati con ambra, avorio e gusci d’uovo di struzzo.
La pratica della deposizione delle ceneri in urne (incinerazione) testimonia i legami con micenei ed etruschi. Solitamente i reliquiari in terracotta erano accompagnati da oggetti che costituivano il corredo funebre, importanti reperti per gli studiosi, che testimoniano sesso e ruolo sociale del defunto.
Tra 800 e 500 a.c l’aumento della piovosità causò una grave instabilità idraulica che provocò la perdita d’importanza strategica del territorio.
Per avere un quadro esaustivo di questo importante periodo storico è utile visitare i numerosi musei situati sul territorio Polesano e precisamente: Museo Civico Archeologico di Fratta, Museo Civico di Castelnovo Bariano, Accademia dei Concordi e Museo dei Grandi Fiumi (questi ultimi due situati a Rovigo).

Nel 500 a.c. la situazione idraulica si stabilizzò nuovamente e paleoveneti, greci ed etruschi ripopolarono il territorio.
Adria, situata sui rami meridionali del Delta del Po, acquistò importanza come porto fluviale. Le testimonianze archeologiche del periodo narrano infatti una presenza paleoveneta e greca. Il modulo abitativo erano ancora le capanne ma si verificavano frequenti scambi tra greci ed indigeni paleoveneti.
Nel 474 a.c. la sconfitta inflitta agli etruschi dai siracusani determinò una maggiore spinta espansionistica su Adria ed iniziarono a giungere i prodotti della raffinata bronzistica etrusca, contemporaneamente continuarono i rapporti con il mondo greco. Dalle ceramiche rinvenute nei pressi di S. Maria della Tomba (Adria) sembra che gli abitanti di Egina avessero costruito un santuario.
Nel 400 a.c. l’etrusca Spina prese il sopravvento e nacquero nuovi insediamenti lungo i fiumi. Un esempio è S. Basilio, nell’Isola di Ariano, a 20 chilometri da Adria che all’epoca si affacciava sul mare, come testimoniato dal secondo cordone di dune fossili tutt’ora visibili. Dopo le guerre del Peloponneso del 400 a.c. Atene perse il controllo delle rotte commerciali a favore di Siracusa, Celti e Galli, che occupavano le province lombarde ed emilano-romagnole, controllavano i passi alpini e probabilmente penetrarono nel delta.
Gli etruschi producevano una raffinata gioielleria e la caratteristica ceramica a vernice nera di Volterra, inoltre veniva fabbricata una ceramica alto-adriatica; collane e fibule erano invece tipiche espressioni della cultura celtica.

Non si può dire che i romani avessero occupato il territorio da conquistatori infatti si verificò un assorbimento graduale dovuto quasi esclusivamente all’alleanza che i veneti avevano siglato con gli stessi per sconfiggere i Celti ed Annibale.
Furono costruite città di impronta romana ed un sistema viario e sotto la chiesa della Tomba ad Adria è stato ritrovato il cippo miliare della via Popillia. Esisteva inoltre un teatro in muratura. Il clima caldo favorì le bonifiche, la centuriazione e la diffusione di un relativo benessere, fiorì l’arte. Altri importanti centri sui dossi fluviali erano S. Basilio e Corte Cavanella, molto prospera l’industria del laterizio e della ceramica che utilizzava materiali reperibili in zona.
Dopo il I secolo d.c. iniziò la lenta decadenza dell’impero romano e dei centri sul delta del Po a causa anche del collasso idraulico e del progressivo impaludamento.
Ravenna sostituì progressivamente Adria nel controllo politico ed economico della zona deltizia. Maggiori dettagli ed approfondimenti si possono trovare visitando le mostre permanenti del Museo Archeologico Nazionale di Adria, Museo dei Grandi fiumi, Accademia dei Concordi, Museo della Centuriazione Romana di Villadose, Septem Mària Museum di Adria.

Molti furono gli elementi culturali ed artistici che si mescolarono nel corso dei secoli in questa zona di confine dove convissero e dominarono mantovani, ferraresi, padovani e veneziani.
Nuclei bergamaschi, bresciani, milanesi si mescolarono a famiglie di Cremona, Parma e Firenze.
I maggiori poli di attrazione per la vita sociale, culturale, artistica ed economica erano però le abbazie e precisamente: l’abbazia di Vangadizza, S. Maria di Gavello (883) e S. Pietro in Maone. I tre nuclei benedettini erano la risposta polesana alla fioritura monastica italiana che aveva iniziato il suo processo di sviluppo nel 700.
L’abbazia di Gavello si costituì per prima ed esercitò fino al 1100 una notevole influenza sui territori di Ceregnano, Adria, Borsea, S. Cassiano, dove furono costruiti numerosi edifici sacri. Le sfortunate vicende idrauliche costrinsero i frati a trasferire la sede a Canalnovo.
Nel 950 l’abbazia di Vangadizza (Badia Polesine) accrebbe il suo potere e lo stesso valse per il nucleo monastico di S. Pietro in Maone e S. Apollinare, parzialmente distrutta durante la rotta di Ficarolo del 1157.
In parallelo alle abbazie iniziarono a svilupparsi i centri abitati ed Adria risultò essere uno dei maggiori poli di attrazione dove si concentrava il potere religioso e politico del vescovo che governava una diocesi che comprendeva medio e basso Polesine.

Rovigo aveva iniziato ad acquisire importanza come villa già dall’834, in questo luogo infatti il naviglio Adigetto si incrociava con la direttrice che conduceva da Padova a Ferrara.
Si iniziò a costruire il castello di Rovigo nel 920 e nel 964 fu edificato il primo nucleo della chiesa di S. Stefano, pochi anni più tardi gli Estensi costruirono la prima casa dominicana.
All’inizio del nuovo millennio si formò una rete di centri abitati: S. Apollinare, Guarda, Borsea, Pontecchio, Villamarzana, Frassinelle, Grignano. Lo stesso accadde nella zona altopolesana: Bagnolo, Bariano, Melara, Bergantino, Ficarolo, Trecenta, S. Donato e Castelgulgielmo. A Loreo, nel basso Polesine, esisteva un castello.
Il periodo fu caratterizzato da una spaventosa serie di esondazioni del Po che ne modificarono il corso e distrussero numerosi centri abitati e monasteri.
La più grave fu la rotta di Ficarolo del 1157, dalla quale si formò il Po di Venezia; S. Pietro in Maone e Gavello decaddero definitivamente.

Estensi, scaligeri e padovani in continua lotta per la supremazia del polesine, edificarono tra 1000-1300 numerose torri e fortificazioni.
Il più imponente ed importante era il castello di Ficarolo, fatto costruire nel 1122 dalla contessa Matilde di Canossa, successivamente distrutto durante le battaglie e sommerso dalle acque del Po.
Numerosi altri centri quali Ariano, Castelguglielmo, Villanova del Ghebbo, Rovigo, Lendinara (dove è rimasta una torre nella piazza cittadina) erano dotati di fortilizi.
Il castello di Arquà Polesine, tutt’ora in ottimo stato di conservazione, fu eretto nel ’200 da Guglielmo Marchesella; solo pochi resti sono rimasti della fortificazione di Pontecchio e nessuna traccia della fortezza di Fratta.
Nell’alto Polesine i centri rivieraschi di Bergantino, Sariano, Melara erano anch’essi dotati di castelli.

Il duecento fu un secolo di intense lotte, inizialmente si attestò la dominazione estense anche su Lendinara che fu distrutta nel 1286 dalle truppe di Ezzelino e passò nel 1283 sotto i padovani.
A Rovigo, che si era dotata di cinta muraria, si stabilirono i frati i minori conventuali, che costruirono la chiesa di S. Francesco e i frati umiliati di S. Bartolomeo. Vennero ampliati gli edifici sacri, fu edificato il battistero del duomo di S. Stefano, il palazzo vescovile e numerosi ospedali (S. Maria della Misericordia) per viandanti e pellegrini.
Fiorirono scuole pubbliche anche ad Adria e Lendinara dove si erano inseriti già i monaci di S. Boario ed era attivo il convento di S. Francesco (1218), il più antico del Polesine. La chiesa con più di 12 altari fu ampliata e ricostruita più volte. Nel 1304 fu fondato il monastero di S. Maria Nuova dove si educavano ragazze nobili e borghesi.

Nel ’300 la potente abbazia di Vangadizza, dove erano state istituite le prime scuole monastiche di arti e scienza, ebbe contrasti con i padovani per il controllo dei traffici sull’Adige. Dopo il 1322 gli estensi ebbero la meglio ed estesero la loro influenza sul territorio tra Adige e Po, ad eccezione del delta, controllato da Venezia, dove Loreo fu teatro di conflitti durante la guerra del 1379 tra Genova e Chioggia.
L’ombra della Serenissima iniziò a farsi sentire dal 1395, concedendo infatti un prestito agli estensi riuscì a ricevere in pegno il territorio polesano. A fine ’400 si concluse un periodo di instabilità politica tra dominio estense e veneziano con la definitiva vittoria di quest’ultima, (1478) ciò comportò l’abbattimento della maggior parte delle fortificazioni. Nel quarantennio estense Borso d’Este ebbe il merito di attuare numerose migliorie.

La zona sulla sponda sinistra del Canal Bianco era controllata dai veneziani che iniziarono ad attuare i primi esperimenti di bonifica, sull’esempio dei proprietari di Pontecchio che con l’aiuto dei ferraresi avevano iniziato ad occuparsene già dal 1470.
L’opportunità di nuovi investimenti attirò famiglie facoltose di Brescia, Mantova, Verona e Milano. La più importante fu quella dei Roncale che edificò a Rovigo Palazzo S. Micheli. Ebbe inizio un periodo di fervore edilizio e di notevoli interventi di ingegneria idraulica, Fossa Polesella di Biagio Rossetti, era un canale che serviva per controllare il flusso delle acque del Po. Sempre a Rovigo venne ampliata la chiesa di S. Francesco e i monaci olivetani presero il posto (1482-84) degli umiliati a S. Bartolomeo che nel frattempo era stato adibito ad ospedale.
A metà ’500 gli stessi frati costruirono i tre stradoni che collegano tutt’ora chiesa, cimitero, convento, centro città e strada per Padova. Fu fondato il monastero della S.S. Trinità che si occupava dell’educazione delle ragazze nobili dedite anche alla musica.
All’ordine del giorno erano interventi di restauro dei palazzi, vennero edificate numerose chiese, cappelle e commissionate opere d’arte ad artisti locali di fama internazionale. Il fiorire dell’arte si verificò anche a Melara, Stienta, Canaro; ad Adria e Raccano si eressero statue in cotto.

Tra ’400-’500 furono numerosi i personaggi illustri.
Il cardinale Bartolomeo Roverella, vescovo di Adria, favorì l’avvento degli olivetani, ad Ariano operava l’umanista orientalista Fino Fini (1434-1517), a Lendinara Lorenzo Genesini e suo fratello Cristoforo, apprezzatissimi maestri d’intarsio, pittori e tipografi eseguirono validissime opere.
Altra importante personalità fu Ludovico Ricchieri, noto come Celio Rodigino, che tradusse autori greci e latini ed insegnò nella scuola pubblica di Rovigo.
All’inizio della loro dominazione i podestà veneziani per ingraziarsi la popolazione adottarono un atteggiamento morbido e venne istituita la fiera annuale (Ottobre Rodigino).
Nonostante la guerra di Cambrai (1509-1517) mossa dagli stati europei contro la Serenissima, foriera di morte e distruzione, la Repubblica riuscì a mantenere il controllo del Polesine.

Intorno al 1520 la fine delle lotte e la facilità di comunicazioni con altre città dell’area veneta ed emiliana Ferrara, Mantova e Padova, assommata ad una generale fiducia nello sviluppo della cultura, favorì la ripresa del settore economico, architettonico, artistico e culturale.
Il fervore edilizio si allargò a tutte le città. Furono selciate le strade, sistemate le piazze, issate le colonna con il leone di S. Marco, simbolo della potenza di Venezia. Vennero ristrutturati edifici, torri, ponti, palazzi e ville. Già dall’inizio del ’500 furono edificati numerose chiese a S. Pietro in Polesella, Gavello, Baruchella, Vangadizza e molte già esistenti vennero restaurate.
Nel 1550 a Rovigo si insediano gli agostiniani e chiesa e chiostro vengono successivamente adibiti a seminario diocesano dei cappuccini.
Anche la bonifica progrediva con l’istituzione dei primi Consorzi. La necessità di interventi idraulici e il conseguente aumento della tassazione impoverì i piccoli proprietari a favore dei nobili veneziani che gradatamente rilevarono le proprietà e vi si stabilirono.
A Lendinara erano presenti le monache benedettine e al Santuario della Madonna del Piastrello gli olivetani. Anche in altre località operavano frati minori e agostiniani.
L’attività educativa all’interno delle scuole pubbliche e dei conventi era molto fervida. A Rovigo l’Accademia degli Addormentati venne chiusa nel 1561 per eresia ma dopo pochi anni nel 1580 Gaspare Campo fondò l’Accademia dei Concordi il cui importante ruolo è ancora attivo; si istituì il collegio dei medici e il Seminario.
A Fratta Polesine Giovanni Maria Bonardo ed altri esponenti di famiglie illustri di Venezia, Ferrara, Mantova, Vicenza, Padova proprietari di ville in Polesine, fondarono l’Accademia dei Pastori Fratteggiani.
L’Ariosto frequentava Bagnolo Po, dove possedeva una casa di famiglia e il Guarini risiedeva saltuariamente a Castelguglielmo.
Nel 1594 venne edificata la chiesa della Madonna del Soccorso, detta La Rotonda e nell’alto Polesine gli edifici sacri di Trecenta, Bagnolo, Castelmassa, Calto, Canaro e Melara.
Molti furono i personaggi degni di nota che diffusero lo spirito riformistico Giulio Canani, Luigi Groto letterato, autore di tragedie e commedie, Antonio e Barnaba Riccoboni uno docente di retorica e l’altro olivetano scrisse e pubblicò importanti testi. Issicratea Monti scrisse composizioni poetiche e vantava notevoli doti oratorie; morì a soli 21 anni.
Tra gli artisti polesani da citare Benvenuto Tisi da Garofolo (1481-15559), apprezzato pittore, le cui opere sono presenti nei più importanti musei italiani e stranieri, alcune interessanti quadri sono custoditi nella chiesa di Crespino, Xanto Avelli pittore di maioliche ed Ercole Sarti imitatore dello Scarsellino.
A fine ’500 la morte dell’ultimo erede della famiglia degli estensi determinò il passaggio del territorio ferrarese allo Stato della Chiesa.

Nel 1604 fu realizzato il Taglio di Porto Viro che congiunse uno dei rami principali del Po con la Sacca di Goro e vennero effettuati interventi di regolamentazione dell’Adige e di Fossa Polesella. Le bonifiche interessarono Zelo, Stienta, Ficarolo, Trecenta, Melara e Bariano.
Furono effettuati a Rovigo miglioramenti urbanistici quali teatri, ponti, strade e importanti palazzi: Venezze, Campanari, Angeli e il Seminario Diocesano. Ad Adria furono realizzati i palazzi Tassoni, Zene e il vescovado.
Numerose ville furono edificate in provincia: Villa Pellegrini a Salvaterra, Ca’ Moro a San Bellino, Palazzo Pepoli a Trecenta, Ca’ Rosetta a Polesella, Villa Morosini a Fiesso, palazzo dei Principi Pio Falcò a Crespino, Villa Correr a Contarina.
Una delle opere più significative di quel periodo è il campanile della Chiesa del Soccorso (Rotonda) costruito ad opera di Baldassare Longhena nel 1665.
Numerosi edifici sacri vennero ristrutturati ed altri ricostruiti o modificati a: Sariano, Fiesso, Castelmassa, Fratta, Stienta. Nel settecento altre chiese furono erette ex novo a: Melara, Crespino, Ficarolo, Bagnolo Po, Concadirame e tre a Polesella.
L’introduzione della coltura del mais cambiò le abitudini e si ridussero i pascoli. Tra ’600-’700 il territorio fu teatro di scontri, le fortificazioni vennero rinforzate ma il passaggio di eserciti ebbe ripercussioni disastrose.

A Lendinara era presente l’Accademia degli Aggirati con Malmignati e Cattaneo, si pubblicavano libri e ad Adria operava il Groto. A Rovigo durante il carnevale ferveva l’attività teatrale, si rappresentavano opere e si svolgevano tornei e corse; a fine secolo riprese l’attività dell’Accademia dei Concordi, con Nicolò Casilini e Camillo Silvestri, che fu completamente rinnovata nel 1734 assumendo un ruolo di primo piano nei temi economici, scientifici, idraulici e agricoli. Lo stesso Silvestri scrisse il libro Storia agraria del Polesine e in conseguenza di ciò fu istituita una sezione apposita di studio e ricerca nel settore.
Operarono numerosi personaggi illustri. A Lendinara Gianbattista Conti (1741-1820), accademico di Spagna si interessò di letteratura e poesia e ricoprì incarichi pubblici, Federico Manfredini politico e diplomatico nonché marchese, Cristina Roccati accumulò titoli ed onorificenze e fu principe dell’Accademia dei Concordi; purtroppo il conformismo della cultura cittadina bloccò ulteriori sviluppi.
Era in voga la moda del collezionismo tra le famiglie benestanti, famosa è la quadreria Casilini e la biblioteca Silvestri di oltre 40 mila volumi e note erano le tipografie Bisuccio e Miazzi. Più tardi nell’’’800 la famiglia Bocchi di Adria raccoglierà una quantità di materiale tale da permettere l’apertura del futuro museo archeologico.

Nel 1797 l’invasione francese pose fine al dominio della Serenissima, venne innalzata la colonna della libertà ; è ancora possibile ammirarne un esempio nella piazza di Trecenta. Dopo pochi mesi, in ottobre, con il trattato di Campoformio il francesi cedettero il Veneto all’Austria. Nel 1801 durante un avvicendamento dei cugini d’oltralpe, il Polesine venne unito al Dipartimento del Basso Po fino all’occupazione austriaca del 1815.
Napoleone decretò la chiusura dei conventi, l’alienazione dei beni ecclesiastici, l’abolizione delle confraternite. Gli olivetani abbandonarono S. Bartolomeo e l’abbazia di Vandalizza concluse la sua secolare attività e il complesso monastico passò ai d’Espagnac.
Durante la dominazione austriaca (1813-1866) si verificò uno sviluppò economico, istituzionale e commerciale. Si diffuse la carboneria e si verificarono rivolte contro gli austriaci. La situazione si aggravò progressivamente finché, dopo la vittoria della terza guerra d’indipendenza, il Veneto fu annesso all’Austria nel 1866. Molti ex conventi vennero trasformati in case di riposo ed ospedali e si assistette ad un leggero miglioramento delle condizioni economico-sociali, vennero istituite scuole pubbliche, ginnasi, licei, scuole tecniche e il seminario. Nel 1840 aprì i battenti la biblioteca dell’Accademia dei Concordi che grazie alle donazioni di volumi ed alla quadreria si attestò a livello nazionale. A Rovigo ed Adria furono istituite scuole per l’apprendimento della musica e nella città etrusca venne fondato il museo Bocchi.
Si assistette ad un fiorire di teatri nei maggiori centri, per edificare il sociale a Rovigo venne demolita la chiesa di S.Maria dei Battuti. In città venne eretto il corpo di guardia e i palazzi Minelli e Camerini. Eleganti ponti in muratura andarono a sostituire quelli in legno.
Nel 1866 iniziò la costruzione della ferrovia e la piazze vennero abbellite con le statue dei protagonisti del Risorgimento. Il nuovo stato iniziò grandi lavori di sicurezza idraulica e furono introdotte le idrovore ma la crisi conseguente procurò ondate di emigrazione.
Dopo la prima guerra mondiale si verificò una importante fase di sviluppo poetico e teatrale: Marino Marin, Gino Piva, Eugenio Ferdinand Calmieri, Livio Rizzi, Pio Mazzocchi.
L’alluvione del 1951 provocò ancora emigrazione ma più tardi nel ’60 per sicurezza furono eliminate le costruzioni all’interno delle golene ed edificati nuovi quartieri residenziali. Il volto della città, dopo la copertura del naviglio Adigetto, era ormai cambiato, nacquero associazioni per la promozione dell’arte e della cultura.

 
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