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Po
 
Il Po con i suoi 652 chilometri è il fiume più lungo d’Italia e attraversa tutta la Pianura Padana fino al mare Adriatico, dove sfocia a delta tra la Sacca di Goro, a sud in provincia di Ferrara e Porto Levante a nord in provincia di Rovigo, dando vita ad una delle più vaste zone umide d’Europa e del Mediterraneo.

Circa dodici milioni di anni fa (Pliocene) nel periodo di innalzamento degli Appennini e delle Alpi la pianura Padana era coperta dal mare il cui fondo irregolare, alternava avvallamenti e rilievi. Nel Pliocene inferiore la dorsale ferrarese, continuazione della sepolta catena appenninica, i Lessini, i colli Euganei, i Berici, alcune zone pianeggianti del ferrarese e parte del Delta del Po attuale, emergevano dalle acque.
Nei periodi successivi (Pliocene medio e superiore) si manifestarono nell’area deltizia fenomeni di sprofondamento che portarono alla sua sommersione. L’alternarsi di fasi di sommersione ed emersione si protrasse, finché un radicale mutamento del clima portò alle glaciazioni, il peso dei ghiacci abbassò il livello del mare e si venne formando la pianura Padana. Con la fine dell’era glaciale (5000-6000) si stabilizzò la linea di costa ed iniziò il processo evolutivo della foce del Po.
Nella fascia tra Ravenna e Chioggia sono individuabili le tracce di rami che hanno contribuito al progredire della pianura verso est.

Nell’età del bronzo (5000 a.c.) il Po scorreva più a sud sulla pianura emiliano-romagnola e nei pressi di Guastalla si divideva in due grandi diramazioni Po di Adria che proseguiva verso Chioggia dove confluiva anche l’Adige, e Po di Spina (l’attuale Comacchio).
Una grande alluvione dei pressi di Sermide causò la decadenza del Po di Adria (600 a.c.) e la comparsa di un nuovo corso che passando per Calto e Stellata si ricongiungeva al Po di Spina. La grande attività di questo ramo provocò la sua biforcazione, nel Po di Volano che si diramava Gaurus (Goro) e sfociava vicino a Mesola e il Padoa (da cui deriva Po) o Eridano.
Durante il periodo romano Adria era situata su un golfo e il delta era spostato nella zona di Comacchio.
Dal 500 al 600 d.c. L’estinzione del Po di Spina provocò l’ampliamento delle paludi. Iniziarono le bonifiche da parte dei monaci benedettini di Pomposa attorno al Po di Volano ma la subsidenza naturale causò l’afflusso di acque salmastre.

Nel 1100 si verificarono una serie di rotte, la più disastrosa fu quella di Ficarolo (1152). Il fiume si incanalò verso nord in un solo alveo (l’afflusso verso il Po di Primaro si ridusse e il ramo di Ferrara si interrò) che coincideva fino a Cavanella Po con l’attuale tracciato del Po Grande. Oltre si diramava in Po delle Fornaci che sfociando a Rosolina formò il Delta Rinascimentale. Il nuovo corso aumentò la portata d’acqua del Po di Goro che si biforcò originando il ramo dell’Abate.

L’avanzamento verso nord del Delta con i rami di Tramontana, Levante e Scirocco alzarono i fondali in direzione di Chioggia minacciando la chiusura delle bocche della laguna Veneta così gli idraulici veneziani attuarono con il Taglio di Porto Viro (1600-04) la deviazione a sud-est del tratto terminale del fiume verso la sacca di Goro.
Scavarono nel giro di quattro anni un canale artificiale, ora letto attuale. Il vecchio alveo divenne un cabale navigabile (Canal Bianco Po di Levante); ebbe inizio la formazione del Delta moderno. Chiusero i rivoli verso nord e i rami minori, potenziando il Po di Gnocca e di Tolle che nel secolo scorso era il ramo maggiore, oggi superato dal Po di Pila. Il Taglio di Porto Viro fu una grandiosa opera non sono idraulica ma ebbe risvolti economici, politici, sociali, ambientali e determinò la vittoria di Venezia sulla curia pontificia.
Il formarsi di nuove terre (marine) coltivate a risaie, in condizioni idrauliche precarie a causa degli argini bassi, portò ad una corsa all’acquisto; iniziarono le bonifiche.
Dal 1730 al 1810 i detriti formarono due penisole rispettivamente Goro e Gnocca che originarono due lagune Goro e Scardovari. Nacque il comune di Porto Tolle e si allungò l’isola di Ariano. Ci fu una corsa di investimenti da parte dei privati e nel 1882 grazie alla legge statale che finanziò i consorzi di bonifica fu costruita l’idrovora di Ca’ Vendramin che diede impulso alle grandi bonifiche.
La scoperta di riserve metanifere e le estrazioni portarono ad un aggravamento della subsidenza (abbassamento del suolo) che arrivò a oltre 3,5 metri sotto il livello del mare e molti territori si allagarono nuovamente.
L’innalzamento degli argini aveva accelerato la corsa del fiume che durante una piena il 14 novembre 1951 ruppe ad Occhiobello allagando il Polesine. Il Delta attuale è sotto il livello del mare ma esiste un complesso sistema di idrovore controllate dal Consorzio di Bonifica Delta Po Adige che sollevano un miliardo di metri cubi di acqua all’anno e le convogliano nei canali di scolo.
La velocità di accrescimento del territorio del Delta Veneto nel giro di 350 anni è stata di sette chilometri ogni secolo. Per tutelare e valorizzare il Delta del Po una delle più importanti zone umide d’Europa nel 1997 è stato istitutivo il Parco Regionale Veneto del Delta del Po.
 
 

 
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