Quasi 8 milioni di italiani non seguono le prescrizioni del medico.
E c’è chi confonde i “generici” con i preparati di medicina alternativa.
La maggioranza degli italiani sta cominciando a capire l’importanza di un uso corretto dei farmaci. Ma c’è tuttora una fetta molto consistente della popolazione, quasi 8 milioni di nostri connazionali, che non tengono conto delle prescrizioni del medico e preferiscono agire di testa propria.
Sono alcune delle conclusioni di un recente sondaggio condotto dal Movimento Consumatori, che rivela anche come gli italiani hanno imparato a conservare i medicinali, come sono diventati scrupolosi nel controllare regolarmente la data di scadenza e quanto hanno imparato a conoscere i farmaci generici.
Integratori, questi sconosciuti. Idee ancora non troppo chiare sugli sugli integratori alimentari: si trovano nei supermercati o nelle palestre, sono ampiamente acquistati senza che le persone si rendano conto di cosa si tratti, ritenendo che gli integratori alimentari siano solo quelli che si acquistano in farmacia. Una confusione che secondo Rossella Miracapillo, responsabile dell'Osservatorio Farmaci e Salute del Movimento dei Consumatori, potrebbe essere superata a partire da una migliore identificazione di questi prodotti, ad esempio con un simbolo sulle confezioni.
Quelli che sbagliano. Poco più della metà (in particolare, il 55%) delle famiglie conserva i farmaci in appositi armadietti. Nei nuclei in cui sono presenti figli, si dà maggiore importanza alla scelta del luogo. A controllare con maggiore attenzione la scadenza sono gli anziani. Se il farmaco è scaduto da poco tempo, gli intervistati con una buona istruzione, gli anziani e i residenti nel Nord Italia hanno la tendenza ad utilizzarlo lo stesso. Il 73% delle persone intervistate definisce in maniera corretta il significato di “farmaco generico”, il 12% li confonde con i medicinali che si possono acquistare in farmacia anche senza ricetta, l'8% crede che siano i medicinali consigliati dal farmacista. Il 6% ritiene che siano i medicinali che si possono acquistare anche fuori dalle farmacie, nei supermercati, negli autogrill, mentre l'1% crede che siano rimedi a base di erbe, omeopatici o medicine alternative.
Fonte: Redazione Staibene.it
LE 10 FASI DI SVILUPPO DI UN FARMACO.
Fase 1, test di laboratorio individuano una molecola che ha effetto su cellule in cultura;
2, la si sperimenta su animali;
3, su volontari sani si valuta la tossicità;
4, test su malati ne valutano l’efficacia, confrontata rispetto al placebo, cioè all’acqua. Poi si passa alla fase di approvazione.
5, la documentazione favorevole al farmaco viene portata all’Emea (Agenzia europea per la valutazione dei farmaci), che non dipende dalla Sanità, ma dall’industria ed è finanziata al 70% dalle ditte farmaceutiche. Se la documentazione, che resta segreta, viene considerata adeguata, il farmaco viene approvato. Poi la documentazione va all’Aifa (Agenzia del farmaco),
fase 6, che fissa prezzo ed eventualmente rimborso del Servizio Sanitario Nazionale.
7, il ministro della Sanità firma il decreto. Nel frattempo ai congressi medici,
fase 8, i relatori finanziati dall’azienda parlano da tempo della terapia per convincere i medici a prescriverla. Contemporaneamente gli uffici stampa delle aziende ospitano i giornalisti a tavole rotonde e simposi, spesso all’estero. I relatori sono ricercatori apparentemente neutri, ma spesso sono pagati dall’azienda per reclamizzare solo i vantaggi della nuova terapia ed enfatizzare i rischi e le dimensioni della malattia, a volte costruita “ad hoc” per il nuovo farmaco: se nell’articolo di un giornale non ci sono voci critiche, fuori dal coro, è probabile che la fonte sia solo quella pagata dall’azienda farmaceutica. Alla fine,
fase 9, il farmaco arriva in farmacia. A questo punto si muovono gli informatori farmaceutici che visitano i medici nei loro studi e cominciano a vantare i vantaggi di quella molecola rispetto alle concorrenti presenti sul mercato per aumentarne la prescrizione. Poi,
fase 10, a distanza di anni arrivano i generici: in Italia più tardi che altrove. Il brevetto di un farmaco non dura 20 anni, ma 38, un vero record europeo, grazie ad un certificato di protezione complementare che ha esteso la durata della copertura sull’84% dei farmaci in vendita.
Fonte: Focus.it