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 Prodotti Tipici

Il Polesine è caratterizzato dalla presenza di Po ed Adige e in molte zone i detriti trasportati dai fiumi per centinaia d’anni hanno influito sulla natura del terreno e di conseguenza delle produzioni. Esiste dunque una distinzione accentuata delle realtà agricole, riconducibili ad una maggiore specializzazione delle diverse aree geografiche.
Nell’alto e medio Polesine la difesa della terra dalle acque ha richiesto sforzi minori rispetto al Delta del Po, perciò si è sviluppata una tradizione agricola cerealicola.
Invece i terreni del basso Polesine, a causa delle frequenti esondazioni dei corsi d’acqua e degli innalzamenti della falda acquifera che provocano ristagno idrico, si caratterizzano per un’ elevata sabbiosità, salinità e contenuto di calcare. Altra particolarità è la superficie più estesa delle aziende agricole rispetto alla media veneta. Da alcuni anni le zone a seminativo sono coltivate a mais e soia, nel basso invece si è mantenuta la produzione della barbabietola e in minore quantità di vigneti e pioppeti.

Frutticoltura e orticoltura specializzata sono concentrate prevalentemente in alto Polesine e in alcune zone del delta.
Fiori all’occhiello della produzione provinciale polesana sono Lusia e Rosolina.
Nel 1955 a Lusia venne fondata la Centrale Ortofrutticola che divenne un punto di riferimento fondamentale per la commercializzazione dei prodotti. Le varietà messe a coltura sono una sessantina, la più apprezzata è la lattuga cappuccia e gentile, ma anche sedano, carote, cipolle. L’aglio bianco polesano è molto conosciuto, si conserva a lungo e viene utilizzato non solo in cucina ma anche in farmaceutica ed erboristeria per le sue proprietà curative.
Il secondo importante fulcro è il Mercato Ortofrutticolo di Rosolina nato nel 1963; anche a Porto Tolle si registra una buona produzione di radicchio e il melone viene coltivato in tutto il delta. La zucca è presente da centinaia di anni, a Melara (alto Polesine) si svolge la tradizionale Festa della Zucca, invece lungo i filari di pioppi e nelle golene da novembre a dicembre si possono trovare ottimi tartufi bianchi.

Il riso veniva coltivato già dalla metà del ’400 ed era uno degli alimenti base della popolazione dell’epoca. I terreni paludosi, allagati per la maggior marte dell’anno, erano infatti habitat ottimale. Con la bonifica della gran parte dei terreni la produzione si limitò alle zone del basso Delta. La presenza di sedimenti fluviali non rende necessario l’uso di fertilizzanti e l’ottimo gusto si deve alla brezza marina.
I comuni di maggior produzione sono: Ariano nel Polesine, Porto Viro, Taglio di Po, Porto Tolle, Corbola, Papozze, Rosolina e Loreo.
La viticoltura ha origini antiche, nonostante la produzione sia diminuita negli anni ’50 ed i vini vengano utilizzati maggiormente per il taglio.
Viene praticato, oltre al floro-vivaismo nella zona di Ariano Polesine, anche l’allevamento di suini, bovini, ovini e caprini. Non manca la produzione di ottimo miele.

L’itticoltura è l’attività principale nelle zone del Delta del Po e le lagune sono luoghi ottimali per l’allevamento dei mitili. La raccolta di cozze si sviluppò a partire dagli anni ’60 nella Sacca degli Scardovari, un golfo di acqua salata poco profonda formatasi a metà ottocento in conseguenza del processo di avanzamento del delta. Negli ultimi anni è stata introdotta anche la produzione delle vongole veraci filippine che si sono immediatamente adattate alle condizioni ambientali. Dopo la raccolta, effettuata con rastrelli e mano, vengono depurate e immesse sul mercato.
Anche l’anguilla ha trovato in questo luogo il suo habitat naturale ed è ormai considerata un prodotto tradizionale. Pesce molto particolare dall’aspetto serpentiforme, in cucina è un piatto prelibato. Nel 1976 nacque il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine che è la maggiore azienda di tutta la provincia.
In questi ultimi anni viene praticata la pesca al siluro, una specie che ha trovato nelle acque del Po un ambiente molto favorevole. Altre varietà presenti sono: pesce gatto, carpa, tinca, cavedano, scardola, alborella.

 
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