La
chiesa di S. Bartolomeo a
Rovigo risale al 1244, periodo in cui gli Umiliati, insediatisi in città, edificarono la prima cappella ed iniziarono a costruire il monastero che divenne nel 1474, ad opera di Papa Sisto IV,
Monastero olivetano di S. Bartolomeo.
Nel 1555
Fra Pallea iniziò la costruzione della chiesa attuale dedicata alla Madonna e a S. Bartolomeo.
L’edificio si compone di una sola navata con volta a botte. All’interno sono custodite opere di pregio artistico:
Il transito di S. Benedetto di
Giovanni Murari, le
Tentazioni del Beato Bernardo Tolomei (1686) di
Giovanni Maria Viani; dello stesso anno è
Il martirio di S. Aurelio di
Francesco Ferrari. Attribuito a
Benedetto Gennai, nipote del Guercino, è Il
martirio di S. Bartolomeo (1697).
Sono degne di nota anche le opere del lendinarese
Francesco Mosca e la
Deposizione di
Antonio Triva,
S. Rocco e la Vergine (1724) di
Giovanni Bambini, l’
Apparizione della Vergine a S. Carlo Borromeo di
Tommaso Sciacca (fine ’700) e una
Immacolata Concezione attribuita a
Gaetano Zompini.
Ai lati dell’altare due
Angeli in marmo scolpiti da
Giusto Le Court e un prezioso
organo del 1778 recentemente restaurato di
Gaetano Callido.
La
torre campanaria del ’500 probabilmente fu progettata da
Fra Giovanni da Verona.
L’edificazione del monastero nel 1244 fu opera della congregazione degli Umiliati che furono sostituiti dai monaci olivetani nel 1474 che costruirono un nuovo complesso il
Monastero olivetano di S. Bartolomeo, riconosciuto dal papa, dotato di un bellissimo
chiostro rinascimentale. Nel ’500 fu eretto un nuovo chiostro, ampliato il dormitorio, arricchiti gli interni con affreschi, allestiti due nuovi cortili.
La soppressione delle congregazioni religiose e la vendita dei beni all’asta nel periodo Napoleonico, non risparmiò gli Olivetani e nel 1797 il centro fu occupato dalle truppe francesi. Il convento fu soppresso nel 1810. Acquistato da un privato fu successivamente donato al comune di Rovigo e adibito a casa di riposo dal 1832 al 1978. Questa destinazione, il degrado in cui venne lasciato il complesso monastico, interventi inadeguati ne alterarono le strutture originarie.
Nel 1979 venne destinato a sede museale e nel 1990 iniziò il restauro. Dal 1998 è sede del
Museo dei Grandi Fiumi, centro di cultura e di ricerca.
Il monastero è un ottimo esempio di architettura conventuale benedettina. Di particolare interesse il
chiostro del ’500, si presume opera di
Biagio Rossetti, dove si nota l’elegante equilibrio stilistico delle esili colonne e volte a crociera, esempio unico in Polesine; al centro una magnifica
vera da pozzo probabilmente del
Sansovino.
Il
dormitorio è dotato di salone centrale lungo 80 metri. Una traccia degli affreschi del ’500 che raffigurano S. Bartolomeo si può ammirare sopra la porta del refettorio