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Adige
 
L’Adige nasce presso il Passo Resia, in Val Venosta (Alto Adige), a 1550 m.s.l. e sfocia nel Mar Adriatico. Con i suoi 409 chilometri è il secondo fiume italiano e attraversa due regioni, Trentino Alto Adige e Veneto.
Ha un regime tipicamente alpino: periodo di piena in giugno-luglio e periodo di magra in gennaio-febbraio.
Scorre per una trentina di chilometri all’interno del Polesine dove segna il confine tra la provincia di Padova e Rovigo e dove tocca tre comuni: Lusia, S.Martino di Venezze e Pettorazza Grimaldi. I ponti sono cinque: il primo collega Badia con Masi, il secondo Lendinara con la provincia di Padova, il terzo Boara Polesine con Boara Pisani, il quarto S.Martino di Vanezze con Anguillara, il quinto Lusia con l’altra sponda.

La storia del fiume è abbastanza complessa a causa delle continue modificazioni del tracciato, si sviluppa nella zona compresa tra Po e Brenta, che hanno più volte cambiato la morfologia del territorio.
Le uniche tracce di percorsi antichi sono alcuni alvei incassati situati nel territorio veronese.
L’antico percorso del fiume si snodava in molto complesso a settentrione sfiorando le pendici dei Colli Euganei:
Un primo percorso del fiume era quello settentrionale, molto complesso, che sfiorava le pendici dei Colli Euganei. Il principale, invece, attraversava Permunia, Conselve, Arre e Villa del Bosco. Infine, un terzo passava per Montagna ed Este. Molti ritrovamenti di presunti dossi e strutture di rinforzo testimoniano che lavori di aggiustamento avvenivano fin dall’età del Bronzo.
In epoca romana il fiume probabilmente seguiva il tracciato del Naviglio Adigetto, passando proprio per il centro del reticolato stradale. Tra Lezze e Ca’ Briani c’erano 2 dossi artificiali, uno lungo l’attuale via dell’Adige, l’altro lungo il fiume Tartaro. Questi canali dovevano costituire due importanti vie commerciali.
L’odierno corso del fiume risale alla rotta della Cucca del 589 d.C., come conseguenza del deterioramento climatico avvenuto tra 400 e 500. Il fiume proruppe verso Legnago e Badia Polesine, assumendo l’attuale configurazione.

Nel 953 d.C. avvenne la rotta di Pizzon, dal cedimento della sponda destra e dal successivo deflusso nacque l’Adigetto. Ciò avvenne nei pressi di Badia Polesine, all’epoca chimata Pizzon, che da piccolo villaggio di casolari diventò pian piano un insediamento importante; venne eretta proprio in questo periodo una chiesetta che più avanti diventerà l’Abbazia della Vangadizza.
Nel 1138, al confine con la provincia di Verona, si verificò una esondazione che originò 2 varchi: Malopera e Castagnaro. Questi canali andarono ricongiungersi nel Tartaro che, a seguito del colore delle sabbie e dei detriti trasportati, prese il nome di Canal Bianco.
Un’altra rotta avvenne nel 1513: la rotta Sabadina. I veneziani la provocano con l’intento di impedire ai francesi e al Duca di Ferrara di attraversare il fiume. Il fatto accadde nel territorio di S. Urbano, nelle vicinanze di un canale di comunicazione, per molti secoli importantissimo nei rapporti commerciali tra le zone atestina, padovana e veronese.
Tutte le opere di bonifica, che vennero eseguite nel 1500, furono messe a dura prova da una serie di inondazioni e alluvioni che colpirono il Polesine tra il 1590 e il 1630. Le piogge incessanti provocarono straripamenti e rotte continue. Solo grazie all’abilità dei tecnici e idrologi, che avevano progettato i lavori di aggiustamento in passato, il danno venne limitato.

Il “magistrato Eccellentissimo delle Acque” nel 1600 tentò di regolare definitivamente il deflusso delle acque; tale processo impiegò tre secoli. In questo periodo vennero soppresse tante derivazioni e vennero trasformate in navigli. Il più importante è l’Adigetto, divenuto una derivazione dell’Adige nei pressi di Badia Polesine.
Tra le tante iniziative prese, è degna di menzione il taglio dell’ansa a Pettorazza, località dove nell’arco di 100 anni si erano verificate otto rotte. L’Adige effettuava la giravolta della “Pettorazza Parafava”, che misurava 3 miglia di circonferenza e mezzo miglio di diametro. Il taglio iniziò nel 1782 e durò circa una anno. L’opera ebbe successo e migliorò sensibilmente la situazione dell’area circostante.
Nel 1959 è stata realizzata la Galleria Adige-Garda che ha la funzione, in caso di piene eccezionali, di scaricare parte delle acque fluviali nel lago. Durante la piena del 1966, tale opera ha rovesciato 67 milioni di metri cubi di acqua nel Garda, evitando possibili complicazioni.
L’ Adige è un importante risorsa economica, oltre che ambientale. Lo testimoniano le quasi 250 centrali idroelettriche situate lungo tutto il corso del fiume, dalla Sorgente all’Adriatico. Nella zona padovana e rodigina del bacino, il fiume diventa una fonte idrica indispensabile per l’agricoltura e per usi domestici.

Le foci si trovano al confine tra Chioggia (Ve) e Rosolina (Ro). Proprio sull’estuario si trova il Porto di Fossone. Sono zone naturalistiche molto interessanti, caratterizzate dalla presenza di alcune isolette. I canneti sono una presenza costante; oltre ad essere luoghi incontaminati, habitat perfetto per molte specie animali, fungono da filtro biologico contro l’inquinamento delle acque e da barriera contro le piene e le maree. In queste aree al confine tra acqua dolce e salata, la presenza dell’uomo non ha danneggiato l’ambiente, anzi è avvenuta una perfetta integrazione.

 
 

 
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