Sul tragitto dell’antica Romea è situato l’impianto idrovoro di
Ca’ Vendramin (Taglio di Po), sede dagli anni ’80 del nuovo
Consorzio di Bonifica Delta Po Adige nato nel 1978 dalle fusione di più entità; la struttura ospita anche l’interessante
Museo Regionale della Bonifica.
Il sistema di bonifica Veneto trae origine da un decreto del 1977 che soppresse i consorzi di bonifica già esistenti ed istituì venti nuovi comprensori che assegnò ad altrettanti organismi.
Il
Consorzio di Bonifica Delta Po Adige, già ente di diritto dal 1933, è stato istituito in seguito alla riforma, il suo comprensorio di riferimento è denominato Pianura del Delta Po e delle foci Adige – Brenta. L’ente esplica funzioni e compiti stabiliti da leggi statali e regionali. I confini sono stati ridelimitati nel 1999.
La situazione idraulica del territorio di competenza è molto particolare a causa del delicato equilibrio tra terra e acqua, mantenuto tale da notevoli opere di bonifica e strutture di difesa. La zona corrisponde ad una sorta di isole sui rami deltizi del Po di Levante, Canalbianco Adige, Po di Brontolo, Brenta, Po di Goro.
Notevole è la presenza di valli da pesca e di cordoni dunosi dove si sviluppa una orticoltura specializzata. Esistono anche terre argillose di vecchia bonifica e zone di torba. Altre aree della parte orientale sono state originate dopo il
Taglio di Porto Viro (1604).
Le zone hanno permeabilità diverse e nelle aree depresse, relativamente limitate, in periodi critici ci sono difficoltà di smaltimento delle acque. In alcuni tratti il terreno è al di sotto del livello del mare anche di quattro metri. Il paesaggio caratteristico è composto da: valli, pinete, lagune, sacche, buse, bonelli, scanni, fosse.
Il territorio formatosi nei secoli con gli apporti alluvionali del
Po e in parte di
Adige, Brenta e Po di Levante, è ancora in fase di trasformazione. Ridotte escursioni di marea e deboli correnti marine hanno favorito l’interramento del litorale dando luogo alla formazione di terre emerse configurate a Delta. I primi bonificatori furono i romani, seguiti, qualche secolo dopo dai benedettini della vicina Pomposa.
Il processo di formazione del Delta moderno ebbe notevole sviluppo dopo la
rotta di Ficarolo del 1152, che facendo deviare il corso del Po da Ravenna verso nord-est, spostò il Delta in Polesine. I detriti del Po andarono a depositarsi dietro le dune fossili e iniziò la formazione del Delta moderno. Era nato infatti a quell’epoca il
Po di Venezia che ramificandosi, nei pressi di
Papozze in due tronconi, aveva formato l’
Isola di Ariano. Nel corso dei secoli ogni ramo creò a sua volta un delta e si formò la
Sacca di Goro.
Il primo
consorzio tra proprietari dell’Isola di Ariano fu istituito nel 1536. Venezia attuò la sistemazione idraulica del territorio e nel 1556 istituì il
Magistrato dei beni Inculti per favorire la nascita di consorzi di bonifica (retratti) tra i proprietari. Nel seicento fiorirono nel Delta numerosi retratti e si costruiscono argini, canali, opere con lo scopo di rendere fertili e coltivabili le terre.
Estensi e Veneziani, le potenze dominatrici dell’epoca, avevano attuato opere di bonifica ma l’espandersi del Delta danneggiò la zona di azione commerciale di Ferrara e provocò lotte con la Serenissima che aveva il predominio dell’Alto Adriatico. Il ramo a nord minacciava l’intero equilibrio della laguna di Venezia che decise di deviare con il taglio di Porto Viro, eseguito nel 1604, il Po delle Fornaci verso sud attraverso l’elevazione di un canale di sette chilometri che sfociava nella Sacca di Goro che venne progressivamente interrata mettendo in crisi le attività marittime dei ferraresi.
Il taglio eseguito dai veneziani fu un evento idraulico molto importante perché determinò la nascita dei comuni di Taglio di Po e Porto Tolle. In questo modo a nord l’avanzamento del territorio divenne più lento.
In molti casi venivano provocate rotte artificiali o non si sanavano quelle naturali ma tale metodo di bonificazione non dava buoni risultati. Per rimettere un po’ d’ordine alla caotica situazione nacque nel 1745 il Consorzio di Bonifica dell’Isola di Ariano.
Numerosi erano ancora gli acquitrini e per tutto l’’800 si continuò l’opera di prosciugamento delle terre. Mancavano infrastrutture, frequente era la diffusione della canna palustre e malaria, pellagra e tifo uccidevano la popolazione.
Un progetto generale per la sistemazione idraulica del territorio fu completato dal Genio di Rovigo nel 1895 e nel 1900 iniziò la costruzione di una rete di canali di scolo per il nuovo impianto idrovoro di Ca’ Vendramin dotato di pompe motrici a vapore.Il Consorzio agli Scoli dell’Isola di Ariano, istituito in quel periodo, aveva lo scopo di realizzare la bonifica utilizzando le nuove infrastrutture. Era ancora massiccia la presenza di risaie ma gli interventi divennero imponenti su tutto il territorio e nel giro di pochi decenni veniva completata la bonifica dell’Isola di Ariano, falcidiata nel corso dei secoli da disastrose alluvioni.
Gli ottimi risultati aprirono una nuova fase economica per tutta l’area deltizia che subiva grandi trasformazioni.
Fino alla metà del secolo l’idrovora assolse al suo compito ma nel momento in cui l’area fu interamente bonificata iniziò a verificarsi il fenomeno del bradisismo provocato dall’estrazione di metano che fu interrotta nel 1963. Molti terreni si abbassarono di due o tre metri e la subsidenza favorì le successive alluvioni. La più devastante, quella del 1951, distrusse la maggioranza delle strutture di bonifica del territorio, in seguito faticosamente ricostruite ed ora protette da eventi calamitosi. Alla fine degli anni sessanta l’idrovora cessò di funzionare
Negli ultimi decenni la popolazione sparsa nelle campagne ha iniziato a migrare verso i centri abitati dotati di numerose infrastrutture. Nelle estese aziende agricole si coltiva quasi esclusivamente, riso e cereali. La produzione ortofrutticola copre il 5%.