II
Consorzio di Bonifica Padana Polesana che ha sede nello storico
Palazzo Campo, nacque nel 1978 per volere della Giunta del Veneto. Attualmente opera su 34 comuni della provincia di Rovigo e 3 della provincia di Verona.
Il comprensorio appartiene al bacino idrografico interregionale del
Fissero-Tartaro-Canalbianco, nel quale recapita tutte le acque di scolo con le idrovore Cavanella, Polesine, Bresparola e Aranova, ed è connesso con il bacino del Po.
L’ente predispone e partecipa alla elaborazione del piano generale di bonifica e tutela del territorio rurale ed urbanistico e di difesa dell’ambiente. Esegue opere di bonifica, irrigazione e quelle affidategli in concessione; si occupa inoltre della manutenzione delle stesse.
Una prima tipologia di consorzi di bonifica nacque attorno al 1100, su modello delle corporazioni religiose, per difendere i territori dall’invasione delle acque, prosciugare gli acquitrini e renderli coltivabili. Con il passare degli anni subentrò un controllo da parte dei governanti per regolare lo sviluppo e promuovere le bonifiche.
Nel 1556 la Serenissima istituì il
Magistrato dei Beni Inculti per facilitare la bonifica. Il primo massiccio intervento in Polesine fu fatto da
Alfonso II d’Este a cui seguì la
Bonifica Bentivoglio nelle zone tra
Po e
Tartaro. Successivamente la materia legislativa dei consorzi venne ampliata e regolamentata da leggi.
La norma fondamentale fu emanata nel 1804 dal Regno Italico ma ne furono introdotte altre importanti riguardanti il funzionamento degli stessi consorzi, nel 1806. Nel periodo austriaco la situazione peggiorò.
L’evoluzione legislativa della bonifica avvenne nel 1865 con un decreto che disciplinava più attentamente i consorzi. Dopo pochi anni nel 1882 fu emanata la prima raccolta organica che sottrasse al diritto privato il dominio sulla materia che fu regolamentata invece dal diritto pubblico; il governo di faceva carico di interessi riguardanti la tutela della salute pubblica (lotta alla malaria e ordine sociale). Un articolo prevedeva che lo stato si occupasse delle opere di prima categoria e i consorzi di quelle di seconda con conseguente spartizione delle spese. Seguirono altre leggi importanti come il decreto emanato nel 1918 che consentiva agli enti di diventare consorzi d’irrigazione.
Nel 1923 fu approvato un nuoto testo unico che ampliava il potere dei consorzi aggiungendo la capacità di bonificamento agrario che aprì la strada al concetto di
bonifica integrale che univa alla necessità del prosciugamento la sistemazione idraulica del comprensorio.
Le risorse economiche vennero ricavate dai tributi sui fondi, calcolati in base al rapporto tra superficie e migliorie effettuate.
Con la legge del 1925 lo stato si arrogò il diritto di provvedere alla trasformazioni fondiarie in ragione della pubblica utilità. Nelle legge Mussolini del 1928, dove apparve per la prima volta il termine integrale, vennero riunite le disposizioni relative alle opere d'irrigazione, bonifica idraulica, sistemazione montana, trasformazione fondiaria di pubblico interesse, acquedotti rurali, costruzioni di borgate rurali, provvista d'acqua potabile, costruzione e riattamento di strade rurali.
L’evoluzione del concetto di bonifica integrale si ebbe con il decreto del 1933 che si sostituì a tutte le leggi precedenti; è ancora in vigore. Stabilisce che le opere di bonifica devono seguire un piano generale con vantaggi igienici, demografici, economici e sociali per i territori interessati. Le opere di miglioramento fondiario, invece, a vantaggio dei fondi, sono indipendenti da un piano di bonifica.
I comprensori sono classificati in due categorie, la prima necessita di opere molto onerose. Quelle a carico dello stato sono concesse ai consorzi, a quali spetta inoltre la manutenzione. Ogni comprensorio è dotato di un piano generale di bonifica che contiene indicazioni riguardo alle competenze. Le spese, a cui contribuiscono tutti i proprietari che ne beneficiano compresi enti pubblici, vengono coperte tramite imposte dirette.
La legge del 1989 detta norme precise per salvaguardare suolo, risanare acque e gestire oculatamente il patrimonio idrico e un’altra del 1994 disciplina il settore degli scarichi dalla cui portata viene calcolato il contributo. A queste norme vanno aggiunti gli articoli del codice civile (da 857 in poi). Altre importanti leggi regionali sono state emanate nel 1980, 1991 e 1996.
La zona su cui opera il Consorzio di Bonifica Padana Polesana, compresa tra il Po e il Tartaro-Canalbianco, è il risultato di successive esondazioni avvenute nel corso dei millenni.
I primi tentativi di regimentazione idraulica furono effettuati dagli Etruschi e dai Romani che costruirono importanti opere, in parte scomparse a causa della decadenza dell’impero e delle invasioni barbariche, dove dominarono l’incuria e il disinteresse; ciò però aveva modificato la struttura originaria del territorio.
Fonti storiche certe sulle opere di bonifica del comprensorio risalgono al 1200.
Dopo la rotta di Ficarolo del 1100 a sud del comprensorio scorreva il Po Grande e a nord il Canalbianco. La normativa estense che si rifaceva ai regolamenti comunali, stabiliva che i prioritari rivieraschi ed i lavoratori dovevano attendere alla manutenzione degli argini, alla sorveglianza nei periodi di piena e alla costruzione delle opere necessarie.
Le concessioni feudali dell’epoca elargivano privilegi con lo scopo di legare la popolazione ai fondi affinché li recuperasse.
Nella prima metà del quattrocento erano presenti in Polesine canali di scolo ed altri importanti opere. Borso d’Este intensificò questa politica aumentando privilegi ed esenzioni su dazi e gabelle. In contemporanea con i lavori di inalveamento del Canalbianco nacquero i primi consorzi, anticamente denominati retratti, che sottraevano le terre alle acque scavando fossi di scolo.
Uno dei primi retratti nacque nel 1473 dalla concessione di territori da parte del Duca d’Este a Guglielmo Pincaro con immunità ed esenzioni previste per i coloni; lo stesso accadde due anni più tardi con i fratelli Bagnacavallo a cui furono concessi terreni nella zona di Castelguglielmo.
Nello stesso periodo fu confermato il retratto sui terreni della Frassinella e furono bonificate Pontecchio (1474) e la Frattesina: il Duca Ercole d’Este aveva comprato a Villamarzana molte terre per adibirle a gastaldia dando così inizio a tale retratto. Fu sistemata Fossa Polesella, il suo tracciato tortuoso venne rettificato e ivi costruito, nel 1473, un sostegno ad opera di Biagio Rossetti. Si diffusero retratti anche: Arquà, Guarda e Selva.
Nel 1482 lo scavo del Canalbianco aveva raggiunto Fossa Polesella e, nonostante la Serenissima si fosse sostituita agli Estensi nel dominio del Polesine, l’opera non fu interrotta.
Il passaggio da un potere all’altro creò qualche problema per i retratti della Transapadana che risultarono suddivisi a metà.
La Serenissima istituì nel 1556 la Magistratura dei Beni Inculti che regolamentava e promuoveva la bonifica delle terre. Molti ingegneri progettarono piani di recupero ma i consorzi erano troppo piccoli con un solo canale di scopo, un intricata rete minori con chiuse, sostegni botti, chiaviche, ciò creava enormi contrasti tra i confinanti.
In questo periodo l’inalveamento del Canalbianco era giunto nei pressi di Fossa Polesella e i retratti dell’epoca parteciparono all’opera, altri sparirono per l’innalzamento degli alvei del canali di scolo.
Nel 1556 i Consorzio di Frassinelle costruì botte Pignatin un esempio di arte edilizia idraulica tra i più significativi in Veneto. Al 1568 risalgono invece le convenzioni tra consorzi per la regolazione delle acque.
La Transpadana ferrarese da Fossa Polesella al Mantovano fu interessata dall’importante Bonifica Bentivoglio (Giacciano con Baruchella).
Enzo, esponente di spicco della famiglia, aveva chiesto al Papa di bonificare tutto il territorio posto tra i confini mantovani, il Tartaro-Canalbianco, la Fossa Polesella e il Po.
Erano in maggioranza grandi valli e paludi ma la famiglia nobile non era nuova a simili imprese ed aveva bonificato vaste zone nel reggiano. In cambio si arricchiva ed otteneva privilegi ed esenzioni per i lavoratori.
Il marchese si affidò alla direzione dell’Aleotti (1611) che ottenne ottimi risultati e disseminò la zona di ponti, canali, chiaviche, sostegni. Molte terre vennero concesse per la coltivazione con la forma di investitura livellaria. Purtroppo allora non furono considerate le evoluzioni idrauliche naturali tra le quali l’innalzamento degli alvei dei fiumi di Po, Adige e Canalbianco che causarono nel ’600-’700 spaventose rotte con ingenti danni ai manufatti, distruzione di raccolti e disagi inauditi per la popolazione. A ciò si aggiunse il passaggio di truppe e le trasformazioni politiche e sociali che favorirono l’impaludamento di alcune parti.
I Bentivoglio non riuscirono più a far fronte alle richieste dei creditori che, preoccupati più di realizzare il capitale perso che di salvaguardare le opere svolte, non si curarono della manutenzione e bonifica e vendettero all’asta le proprietà.
Nella zona di Giacciano con Baruchella, dove le terre non avevano più sfogo, fu costruita nella metà del ’700 una Botte sotterranea; da alcune fonti storiche risulta che venissero impiegate ruote di legno.
Con le bonifiche effettuate in seguito alle investiture concesse dagli estensi e dai Papi si erano costituiti i primi consorzi che non solo attuavano opere ma le conservavano.
Il deterioramento della bonifica Bentivoglio portò alla ricostruzione dei comprensori sui vecchi argini. Dopo il 1806 il Regno Italico stabilì i comprensori dei consorzi che a fine secolo costituirono i 9 della bonifica padana. La zona da Fossa Polesella fino ad Adria era denominata delle Cinque Prese (Pontecchio, Selva Veneta, Selva Ferrarese, Gavello, Dragonzo). Nel 1854 le ultime due istituirono il Consorzio Idraulico di Gavello con Dragonzio e acquistarono idrovore per immettere acqua in Canalbianco. Lo stesso organo fu poi chiamato a far parte della Bonifica Polesana che costruì il Collettore Padano Polesano. Esistevano da molti anni anche i Consorzi della Riviera del Po e uno di questi fu incluso nella Bonifica Polesana. Nel 1876 si rese necessario un progetto per il riordino idraulico della provincia che conciliasse con la bonifica delle valli veronesi. Numerose ed interessanti furono le proposte presentate e nel 1881 fu approvata la soluzione del Collettore Padano-Polesano, per i territori a destra del Canalbianco; il progetto definitivo, del Genio Civile di Rovigo, fu approvato nel 1887 e i lavori ultimati nel 1904. La bonifica di sinistra non trovò soluzione nonostante l’istituzione di un consorzio apposito sciolto nel 1904. Nel 1978 fu istituito il nuovo Consorzio di Bonifica Padana Polesana.