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La Rotonda
 
Il Tempio della Beata Vergine del Soccorso detta comunemente Rotonda si trova ai margini di Piazza XX Settembre a Rovigo ed è uno degli edifici più belli e prestigiosi del capoluogo polesano.
Il vescovo Laurenti e le autorità della Magnifica Città, decisero la costruzione del tempio per onorare una Madonna con Bambino in braccio che tiene una rosa di fine (’400), dipinta ad affresco e ritenuta miracolosa che si trovava sulle pareti di un oratorio nei pressi del convento di S. Francesco.
Il progetto fu affidato a Francesco Zamberlan di Bassano, proto dell’arsenale di Venezia e collaboratore del Palladio.
Il 13 ottobre 1594 ci fu la posa della prima pietra, alla presenza delle autorità cittadine, sull’area dove sorgeva l’antico oratorio. Nell’estate del 1603 con la chiusura della cupola il progetto fu portato a termine ma dopo pochi mesi la copertura presentò problemi di stabilità e così fu demolita e sostituita nel 1606 con un tetto a spioventi realizzato dal tedesco Johann Autrich.

L’edificio a pianta centrale, come molti altri di origine votiva, è composto di due corpi ottagonali uno inserito nell’altro. Il corpo centrale più alto presenta su ogni facciata tre finestroni ed è circondato dal corpo esterno che è un porticato con quattro colonne di ordine toscano senza base sui sette lati, l’ottavo è cieco perché ospita la sacrestia, collegate da balaustra.
Sotto il porticato, dove è posta una statua di S. Gaetano del ’700, sono collocate numerose lapidi, iscrizioni, una ricorda la disastrosa alluvione dell'Adige avvenuta nel 1882, stemmi e frammenti provenienti da chiese e monumenti cittadini, testimonianze storiche della città che esprimono il carattere celebrativo della chiesa; vi è anche una meridiana.
L’ampio sottotetto del portico, illuminato da cinque ovali per lato, era utilizzato come granaio della città.
La copertura a spioventi toglie verticalità all’edificio conferendo un senso di incompletezza. L’esterno è austero e privo di elementi decorativi.

Si accede all’edificio sacro da tre porte. Il pavimento, ultimato nel 1613, in marmi bianchi e rossi di Verona di forte impatto scenografico opera di Francesco Baroni e Francesco Calderari, esalta le grandi tele che celebrano i miracoli della Madonna e la reggenza dei podestà veneziani.
Il ciclo celebrativo custodito all’interno di 34 tele, ricopre completamente le pareti, è una antologia pittorica veneta della metà del ’600 e può essere considerata una raccolta unica nel suo genere. In quel periodo si era diffusa grazie a Venezia, l’usanza di sostituire l’affresco con grandi tele ad olio che potevano dunque essere dipinte da rinomati pittori non più costretti a risiedere in loco.
La serie di opere è disposta su due aree sovrapposte inframmezzate da una zona centrale in cui sono collocate venti statue in gesso (1627) che anticamente erano trattate in finto bronzo per ottenere un particolare effetto di colore; sono poste all’interno di nicchie dorate e rappresentano: Cristo, la Madonna, S.Giovanni Battista, S. Marco, S. Luca, S. Francesco, S. Bellino, S. Giustina, S. Stefano e i dodici apostoli. Tra una statua e l’altra venti riquadri dipinti (1639) dall’artista padovano Gian Battista Pellizzari che rappresentano i miracoli della Beata Vergine del Soccorso.

Il ciclo pittorico inizia nel 1664 con la Glorificazione del podestà Pietro Morosini di Antonio Randa e si conclude nel 1683 con la Glorificazione del podestà Almorò Dolfin di Antonio Zanchi.
Nella maggior parte delle opere è raffigurata la Madonna con il Bambino in gloria e a suoi piedi inginocchiato il podestà di Venezia con a fianco regolatori, allegorie delle virtù, gli stemmi dei personaggi ed immagini con paesaggi dove è possibile riconoscere Rovigo.
Vanno ricordate: Glorificazione del podestà Domenico Zen (1666) di Pietro Muttoni detto della Vecchia, Glorificazione di Alvise Foscarini (1656) e Glorificazione del podestà Zaccaria Vendramin (1663) di Pietro Liberi, Glorificazione del podestà Bartolomeo Quercini (1657) di Pietro Ricchi, Glorificazione del podestà Verità Zenobio (1682) e lGlorificazione del podestà Antonio Loredan (1674) di Antonio Zanchi, Glorificazione del podestà Giovanni Giustiniani (1681) di Andrea Celesti, Glorificazione del podestà Carlo Berlengo (1672) e Glorificazione del podestà Giovanni Battista Foscarini (1678) di Giulio Cirelli.
Tra tutte, le tele di maggior premio sono di Francesco Maffei: la Presentazione al Tempio e l’Incoronazione della Vergine e ancora la Glorificazione del podestà benedetto Civran (1649) e la Glorificazione del podestà Sante Moro (1653).
Le pareti terminano con un ballatoio su cui si aprono i 24 finestroni.

Il soffitto affrescato nel 1887 da Vittorio Bressanin narra un episodio della peste. In origine era dipinto con una Visitazione di Domenico Stella ma fu rifatto nel 1848 da Giovanni Ariani. Nel 1869 il tetto crollò a causa dei danni provocati dai bombardamenti austriaci di tre anni prima, ma fu appunto ricostruito e riaffrescato.
Di notevole spessore artistico è l’altare, dove è collocato l’affresco della Beata Vergine del Soccorso (fine 1400), in legno scolpito e dorato, disegnato da Francesco Zamberlan (fautore del progetto della chiesa) intagliato da Giovanni Caracchio, autore anche delle statue di Cristo Crocefisso tra la Vergine e S. Giovanni che lo sormontano, di quelle poste entro nicchie, S. Francesco e San Giovanni Battista, la Gloria degli Angeli che si dispone intorno all’antica immagine miracolosa della Beata Vergine del Soccorso; i dipinti dell’altare (1615) sono di Giovan Battista Novelli.
Nella chiesa sopra la porta centrale vi è un organo (1767) di Gaetano Callido. Al centro è appesa una lampada in rame lavorato.
Il campanile progettato da Baldassare Longhena nel 1655, terminato dopo varie peripezie
nel 1773, elegante e raffinato è alto 57 metri e presenta una canna in laterizio, su basamento a facciate inclinate, divisa da cordonature in pietra. La cella campanaria ha due archi per lato fra tre lesene ioniche.
Il tempio oltre a richiamare numerosi pellegrini divenne il luogo sacro di rappresentanza della città.
 
 

 
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