Il
Museo Archelogico Nazionale di Adria fu istituito come civico nel 1904 quando il comune acquisì la
collezione Bocchi che la famiglia nobile aveva raccolto nell’arco di 150 anni.
La prima sede furono le scuole elementari, successivamente Palazzo Cordella.
Nel 1961, dato l’aumento dei reperti dovuto alla scoperta della
necropoli del Canal Bianco (1938) a sud di Adria, venne edificata una sede apposita.
Nel 1972 il museo divenne statale e nel 1986 fu aggiunta una sezione dove vennero collocati gli ultimi ritrovamenti. Dal settembre 2004 sono terminati i lavori di ampliamento e ristrutturazione.
I reperti custoditi, l’arco storico va dalla nascita del porto di Adria(VI sec. a.c.) alla fine dell’impero romano, sono suddivisi nelle sezioni:
preistorica,
paleoveneta,
greca,
etrusca e romana.
I
vasi corinzi e attici di età preromana, testimoniano la presenza dei
Greci nel porto di Adria e i vasi ateniesi di epoca successiva sono la dimostrazione dei traffici con l’isola di
Egina.
I
bronzetti dei corredi tombali narrano la contemporanea presenza di
Etruschi e
Veneti.
La comunità etrusco-veneta che produce
ceramica volterrana e
gioielli in argento e ambra, si conserva fino al I secolo a.c. quando nasce il municipio romano (49 a.c.). L’influenza dell’impero infatti era già presente in quanto da qui passava la
via Popilia (Romea).
I reperti romani di maggior pregio sono
vetri di ottima fattura prodotti in loco, ceramiche e oggetti in bronzo dorato. Molto interessante ed inusuale una
biga in ferro di una
tomba gallica.
Una visita al museo è fondamentale per rendersi conto dell’importanza storica, strategica e commerciale di Adria. Va sottolineato che il territorio polesano è ricchissimo di insediamenti, databili dal II millennio a.c. al V secolo d.c., sepolti dalle continue e in questo caso provvidenziali alluvioni che ne hanno permesso la conservazione.