Il
Museo della Corte, situato nella seicentesca
Ca’ Cappello a
Porto Viro (Ro) sulla riva destra del
Po di Levante all’interno del
Parco del Delta, fu istituito nel 1998 al termine dei lavori di restauro di due edifici bracciantili posti vicino all’omonima villa.
Nel primo ’500 il territorio denominato
Polesine dei Cappello era di proprietà dell’abate Trevisan. Questi ebbe una figlia naturale, Maria, che sposò Paolo Cappello e portò in dote la corte e le terre.
Nel giro di trecento anni la famiglia dei Cappello aumentò i territori, molti furono strappati alle acque grazie alle bonifiche.
Nell’’800 la proprietà fu divisa con i Meneghini che subentrarono nel ’900; successivamente si alternarono altri proprietari.
La corte, rimasta immutata da metà ottocento, presenta ad est un antica costruzione del ’500, denominata
Vaticano, adibita in passato a stalla e granaio.
La
casa padronale è situata a nord ed ha subìto nel tempo notevoli modifiche; nelle vicinanze si erge una
torretta del ’500 adibita a colombaia e una
barchessa dell’’800. Una cinta delimita il complesso rurale e il cancello d’ingresso che riporta gli stemmi della famiglia Cappello, è di fronte alla
chiesa del ’600.
Due sono i nuclei tematici, il primo di carattere
naturalistico espone l’
avifauna del Delta ricco di circa duecento specie tra uccelli stanziali e migratori. In inverno predominano le
Anatidi e la
Volpoca, in primavera si fanno vedere coppie di
Aironi, il
Fraticello e il
Gabbiano Corallino, inizio estate-autunno
Avocetta e
Cavaliere d’Italia. Ultimamente sono stati avvistati anche
Fenicotteri Rosa. Molto praticato il
birdwatching.
Il secondo nucleo tematico è il
museo etnografico dove sono stati ricostruiti gli ambienti della
casa contadina cucina, camera da letto. La soffitta e l’aia ripropongono giochi tradizionali antichi.
Nel ’600 nonostante l’opera di bonifica dei frati benedettini, la zona del Delta era ancora malsana e paludosa. Anche veneziani ed estensi si occuparono seriamente della prosciugamento delle paludi e nell’’800 furono raggiunti risultati eccezionali grazie anche ad investimenti economici da parte della borghesia e all’utilizzo di idrovore. I territori liberati dalle acque furono immediatamente coltivati, i campi erano di forma rettangolare cinti da canali di deflusso regolati dalle chiuse; ciò favorì l’aumento degli insediamenti rurali.
Le
corti, di piccole o grandi dimensioni che esistevano già dal ’500, erano un complesso quadrangolare composto di vari edifici: casa padronale, stalle, cantina, pollaio, “lisiara” (lavanderia), forno e pozzo. Ad ogni camino corrispondeva una famiglia.